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INCONTRI ASOLANI 2010 |
XXXII Festival Internazionale di Musica da Camera |
Asolo, Chiesa di San Gottardo dal 27 agosto al 17 settembre 2010 |
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Incontri Asolani: VariAzioni e Anamorfosi La curiosa proposta de I Sonatori de la Gioiosa Marca |
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E' iniziato il "conto alla rovescia" per l'inaugurazione degli Incontri Asolani 2010, affidata all'oramai mitico violinista Irvy Gitlis che sarà ad Asolo venerdì 27 agosto 2010, con Mario Brunello e l'Orchestra d'Archi Italiana. La medievale Chiesa di San Gottardo, sede dei concerti, registra già quasi il tutto esaurito per questo concerto intitolato "L'Anima e la corda", come la fortunata biografia del celebre violinista, ma molta curiosità sta destando nell'esigente pubblico della rassegna anche il concerto in agenda per domenica 29 agosto 2010, che avrà come protagonisti i Sonatori de la Gioiosa Marca, il compositore e violinista Luigi Mangiocavallo e la voce di Emanuela Galli.
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In linea con il cartellone di questa 32ma edizione del Festival Internazionale di Musica da Camera realizzato da Asolo Musica, intitolato VariAzioni, i "Sonatori" proporranno un curioso programma intitolato Anamorfosi, titolo che riconduce alla magia delle creazioni fantastiche delle sale degli specchi dove le immagini sono riflesse. |
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Giorgio Fava, violinista de "I Sonatori" e il compositore Luigi Mangiacavallo, sono partiti dal presupposto che il principio di Anamorfosi ben si adatta a descrivere la magia che trasforma i segni contorti e misteriosi di una partitura in una musica sublime e hanno pensato allo strumentista-strumento come specchio anamorfico che anima l'universo dei simboli sonori, presenti e intangibili a loro volta. |
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Hanno così ideato una sorta di nuovo "Theatrum polydicticum", alla maniera di quelli costruiti da Athanasius Kircher e riportati da Giambattista Vico sul frontespizio della sua "Scienza Nuova", nel quale le immagini sonore riflesse producono una "nuova" realtà musicale, in cui antico e contemporaneo perdono i loro contorni e si confondono. |
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I mondi che interagiscono in questo teatro degli specchi sono la musica del XVII e XX secolo, straordinariamente legati assieme da sensibilità, circostanze ed esigenze espressive come l'importanza dell'immagine e il suo uso spettacolare, l'influenza della musica popolare e il suo diffondersi nella musica colta, lo sperimentalismo formale e armonico, l'amore per il sorprendente e lo stravagante, il gusto per l'improvvisazione. |
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Il programma e gli strumenti scelti per proporlo ricordano, così, che viviamo quindi in un mondo ricco di immagini anamorfiche, anche quando non dichiaratamente tali. Suggerendoci che ogni immagine, intesa anche come "immagine sonora", può essere vista sia in modo di apparire come una mescolanza di forme e segni senza senso. Ma che appena ci si mette di sbieco, al lato, in una posizione inusuale, queste assumono una fisionomia netta, inattesa. |
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E che a ciascuno di noi spetta scegliere da dove guardare. Da dove ascoltare. Perché anche la musica, così come un'immagine allo specchio, può diventare inafferrabile perché rifratta. Irriconoscibile perché identica a qualcosa di già visto, di già ascoltato. Eppure "altra". |
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