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MOSTRA NINO SPRINGOLO (1886 - 1975) E “I DUE COMPAGNI”,

Dal 14 marzo al 1° novembre 2026
 

Dal 14 marzo al 1° novembre 2026, il Museo Luigi Bailo ospita la mostra Nino Springolo (1886–1975) e “I due compagni”: un’esposizione che raduna circa cento opere da collezioni pubbliche e private per restituire al grande pubblico un pittore trevigiano la cui statura critica non ha mai trovato adeguata risonanza fuori dai confini del Veneto.

Curata da Fabrizio Malachin per i Musei Civici del Comune di Treviso, la mostra coincide con un doppio anniversario — il cinquantenario della morte e i 140 anni dalla nascita - ma non si esaurisce nel gesto commemorativo: è soprattutto un atto di critica militante.

Chi studia la pittura veneta del primo Novecento conosce bene la vivacità di quella stagione: Ca’ Pesaro a Venezia, la scena trevigiana, l’eco delle avanguardie storiche filtrato attraverso sensibilità locali irriducibili.

In questo paesaggio affollato e brillante, Springolo occupò una posizione defilata che per lungo tempo è stata scambiata per marginalità.
Questa mostra dimostra il contrario: che la sua era una distanza scelta, meditata, necessaria alla purità della visione.

corsa sole donne mostra nino springolo 1886 - 1975 e i due compagni
     

Nato a Treviso nel 1886, Springolo attraversa quasi un secolo di storia dell’arte italiana senza mai cedere alla pressione dei movimenti. Il suo tragitto intellettuale potrebbe sembrare contraddittorio: assorbe il cromatismo sezionato dei postimpressionisti, sperimenta la resa divisionista della luce, interiorizza la geometria silenziosa di Cézanne, si confronta con la tradizione pittorica antica.

Ma ogni incontro con il linguaggio altrui diventa per lui un’occasione di scavo interiore, non di adesione. Negli esiti più tardi la sua pittura si distilla in forme che sembrano tendere a una semplicità quasi naïve non per ingenuità, ma per scelta consapevole di sottrazione.

È la stessa logica di chi, dopo anni di studio, impara a togliere. Come ricordava il maestro Cesare Laurenti in una lettera del 1909: ogni pennellata di Springolo è il risultato di una lunga, silenziosa conversazione con se stesso.

  mostra nino springolo treviso
     

La ricerca di se stesso divenne il filo conduttore di tutta la sua carriera. Ne è prova la proverbiale parsimonia produttiva poche tele l’anno, ricordata da chi lo conobbe che non era un limite ma una scelta etica: ogni opera doveva guadagnarsi il diritto di esistere.

"Ho prodotto poco perché ho sempre lavorato tanto", affermava il pittore stesso, invertendo la logica corrente del mercato e della notorietà.

Sarebbe un errore leggere Springolo come un isolato. La sua distanza dalle avanguardie storiche non nasce da ignoranza né da timidezza: è l’effetto di una digestione lenta e profonda dei fermenti europei, che egli rifiutava di importare tal quali nel proprio lavoro.

Mentre il contesto trevigiano e veneziano pullulava di artisti che gravitavano attorno a Ca’ Pesaro e alle correnti più sperimentali, Springolo costruiva la sua posizione ai margini del clamore, mantenendo però antenne finissime su tutto ciò che accadeva intorno a lui.

Il risultato è una pittura che sfugge alle categorizzazioni: troppo moderna per i tradizionalisti, troppo radicata nella realtà visibile per gli astrattisti, troppo personale per chiunque volesse arruolarlo sotto una bandiera. Nella scena dell’avanguardia veneta, Springolo non fu un seguace né un caposcuola: fu un testimone autonomo, capace di confrontarsi con i protagonisti più audaci senza perdere mai la propria voce.

  stile pittorico nino springolo al museo bailo
     

La mostra di Springolo al Museo Bailo non segue una cronologia lineare: il curatore Fabrizio Malachin ha preferito organizzare le opere per generi, costruendo quattro nuclei tematici che permettono di cogliere la coerenza profonda di una ricerca che si è evoluta per decenni senza contraddirsi mai. Ogni sezione è una lente diversa sulla stessa, inconfondibile visione del mondo.

1) Paesaggi: Il genere che più di ogni altro rivela l’anima di Springolo.
Dai primissimi approcci divisionisti degli anni Dieci — dove il colore si scompone come in un esperimento ottico ai pastelli realizzati a Onè di Fonte negli anni Venti, fino alle tele di grande formato della maturità: il paesaggio non è mai uno sfondo, ma il luogo dove la visione prende forma. Il legame con il territorio veneto — i corsi d’acqua, la laguna, la luce orizzontale della pianura — si traduce in strutture pittoriche dove la lezione cézanniana diventa linguaggio personale.

 

  i paesaggi nei quadri di nino springolo
     

2) Ritratti: Sezione meno nota ma rivelatrice. Springolo affronta il ritratto come un problema di costruzione, non di somiglianza: la linea è l’ossatura dell’immagine, il disegno preparatorio è il vero luogo del pensiero. Lo dimostrano gli studi per ‘Davi bambino’ (1923), dove ogni segno porta il peso di una decisione. Lontano da qualsiasi retorica novecentista, il suo ritratto cattura la vita quotidiana — familiari, vicini, figure della comunità trevigiana — con una delicatezza che non scivola mai nella sentimentalità.

3) Nature morte: Gli oggetti del quotidiano — stoviglie, frutta, attrezzi dello studio — diventano nelle mani di Springolo un campo di ricerca sul colore e la luce. La sezione esplora la sua riflessione sulle ombre colorate e sui contrasti tonali, in un dialogo sotterraneo con la tradizione francese da un lato e con quella veneta dall’altro. Un equilibrio che è tutto suo: mai pesante, mai decorativo, sempre costruttivo.

4) “I due compagni”: sala conclusiva. Il titolo prende le parole dal romanzo del cugino Giovanni Comisso e le restituisce come chiave interpretativa: i ‘due compagni’ sono Gino Rossi e Arturo Martini, i due giganti dell’avanguardia veneta con cui Springolo condivise anni formativi e scambi intensi. La sala non racconta una dipendenza ma un dialogo tra pari: Springolo non si lasciò schiacciare dalla forza creativa di Martini né si limitò a rispecchiare il lirismo di Rossi.
Ne uscì, come sempre, più se stesso.

  i ritratti nei quadri di nino springolo
     
     

Il paesaggio come disciplina dello sguardo

   

Guardare i paesaggi di Springolo significa imparare a guardare diversamente. Non c’è compiacimento pittoresco nelle sue vedute trevigiane, nessuna intenzione di sedurre il pubblico con effetti atmosferici facili. Il paesaggio è per lui un problema da risolvere: come rendere solida una luce che cambia, come tradurre in colore la struttura di una sponda, come far coesistere la fedeltà alla realtà visibile con la necessità di un ordine formale.

L’influenza di Cézanne è riconoscibile nei paesaggi della maturità quella volontà di ‘fare del paesaggio qualcosa di solido e duraturo come l’arte dei musei’, ma Springolo non replica il maestro provenzale: lo metabolizza, lo traduce nel lessico della pianura veneta, nella qualità particolare della luce che filtra tra i platani lungo il Sile o si distende sulla laguna di Malamocco.
Il risultato è un naturalismo che non ha nulla di nostalgico: è razionale, moderno, commosso senza essere sentimentale.

   
     
     

Gino Rossi, Arturo Martini, Giovanni Comisso

   

La sala conclusiva è la più densa di implicazioni biografiche e culturali. Il titolo mutuato dal romanzo del cugino Giovanni Comisso non è un omaggio letterario: è una chiave di lettura. I ‘due compagni’: Gino Rossi e Arturo Martini sono le due polarità tra cui si svolse la stagione più importante della formazione di Springolo.
Gino Rossi, fragile e visionario, rappresentava la lirica del colore puro; Martini, plastico e travolgente, incarnava la forza della materia che prende forma. Due presenze che avrebbero potuto schiacciare chiunque.
Springolo non si lasciò travolgere.

La mostra lo restituisce come l’interlocutore che seppe tenersi in piedi accanto a due giganti senza perdere la propria misura. Intorno a questi tre nomi ruota una costellazione di figure Luigi Serena, Luigi Coletti, Gino Scarpa, Bepi Fabiano, i coniugi Mazzolà che la mostra evoca come sfondo vivo di una comunità intellettuale trevigiana e veneta di straordinaria ricchezza.

   
     
     

Perché visitare la mostra Nino Springolo a Treviso

   

Il panorama espositivo italiano fatica spesso a fare spazio ai ‘classici di nicchia’: quegli artisti che non si prestano all’iconizzazione facile, che non hanno prodotto un’opera sola capace di diventare manifesto, che richiedono attenzione prolungata per rivelare la propria grandezza.

Springolo è esattamente questo tipo di pittore, e per questo la mostra al Museo Bailo ha un valore che va oltre l’occasione anniversariale.
Vedere riunite in un unico percorso circa cento opere, molte delle quali custodite in collezioni private e raramente accessibili è un’occasione che difficilmente si ripresenterà a breve.

Il cinquantenario della morte di Nino Springolo è l’innesco, ma la qualità del progetto scientifico e la ricchezza del corpus esposto fanno di questa un’iniziativa che si impone per i propri meriti, indipendentemente dal calendario.
Chi vuole capire davvero cosa fu la pittura veneta del primo Novecento non la sua versione semplificata e didascalica, ma la sua vera complessità troverà in questa mostra una bussola preziosa.

E chi già conosce Springolo scoprirà probabilmente aspetti della sua opera che non aveva ancora avuto modo di apprezzare fino in fondo. Treviso, con il Museo Bailo e con questa mostra, si conferma uno dei luoghi più seri e appassionati in cui l’arte del Novecento venga oggi studiata e presentata al pubblico.

   
 
 

INFORMAZIONI SULLA MOSTRA NINO SPRINGOLO (1886–1975) E “I DUE COMPAGNI”,

La mostra Nino Springolo (1886 - 1975) e “I due compagni” sarà visitabile dal 14 marzo al 1° novembre 2026 al Museo Bailo in Borgo Camillo Benso Conte di Cavour, 24 nei seguenti orari:

- Dal martedì alla domenica: dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Chiuso il lunedì.

- Informazioni al: tel. +39 0422 658951

Biglietti

La mostra su Nino Springolo al Museo Bailo di Treviso è visitabile col biglietto d'ingresso al Museo, che dà accesso alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee:

- Intero: € 10,00

- Ridotto: € 8,00

- Gratuito: Minori di 18 anni, persone con disabilità e accompagnatori, guide autorizzate, accompagnatori scolaresche (1 ogni 10 studenti), studenti.

  museo bailo treviso
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