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I PANEVIN IN PROVINCIA DI TREVISO - VENETO |
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| Le origini del panevin sono sicuramente antichissime;
nato come rito che coinvolge il fuoco e la terra, fu poi influenzato
dalla fede cristiana che ne ha voluto vedere il mezzo per illuminare
la via ai Re Maghi che si erano smarriti. |
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Originariamente il panevin celebrava col fuoco
il solstizio dinverno che, secondo il Calendario Giuliano, cadeva
il 25 dicembre; tale evento coincise in seguito col giorno della
nascita di Gesù ed infine fu spostato di 12 giorni alla vigilia
dell’epifania. |
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| Il panevin è composto da un cumulo di rami secchi, sterpaglie, legna e quant’altro un tempo
era inutile e destinato ad essere bruciato; è alto fino a 8 - 10 metri, con la base circolare
con diametro 3 - 4 metri. |
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| Spesso sulla sommità del panevin viene posto un fantoccio dalle sembianze di una vecchia signora,
chiamata "vecia", responsabile di tutti i malanni e sfortune dell'anno appena passato. |
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A sinistra: Il Panevin di Arcade, uno dei più famosi Panevin della provincia di Treviso |
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Un tempo la realizzazione del panevin
era a livello famigliare; oggi, invece, il panevin è costruito
da associazioni, come nel caso del panevin di Arcade
(nel 2010 alla 43a edizione), il più famoso della provincia
di Treviso, organizzato dall’Associazione Alpini di Arcade.
In tutti i casi è usanza ancora oggi, durante il falò,
mangiare la pinza e bere il vin brulé (ottenuto dal vino bollito,
chiodi di garofano e cannella). |
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In genere i falò, nella provincia
dei Treviso, vengono accesi la sera del 5 Gennaio, vigilia dell’epifania,
ma non sono rari i casi di panevin che sono accesi nei due giorni
successivi.
Fa eccezione il panevin di Nervesa della Battaglia che era acceso
il 3 Dicembre fino a qualche anno fa, in tale occasione si celebrava S. Nicolò, protettore
degli zatèri, secondo un’antica tradizione della sinistra Piave,
ma sempre nel territorio del Comune di Nervesa della Battaglia i fuochi
sono accesi il 17 Gennaio a Santa Croce del Montello (il giorno di
S. Antonio) e tre giorni prima a Sovilla. |
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| Il 24 Dicembre il panevin viene acceso a Colfrancui,
nei dintorni di Oderzo, in questo caso si tratta di un ceppo (chiamato:
soc Nadaìn ossia ceppo natalizio) che viene fatto
ardere solo da un’estremità per poi essere spento e riacceso
il giorno del panevin.
Dall’andamento del fumo e delle faville si traevano gli auspici
per l’anno appena iniziato: se queste vanno verso sud o verso ovest
perché spinte dal vento umido portatore di piogge, il raccolto
sarà abbondante; se fumo e faville del panevin vanno verso
nord o verso est, il raccolto sarà scarso.
Vasta è la diffusione del panevin: in Provincia di Treviso,
Venezia, Vicenza, Belluno (dove è chiamato "pavaroi"
o "pavarui") ed in Friuli (dove è chiamato
"pignarûi" o "palavins").
Analoghi auspici si traggono dal fumo e dalle faville generate dai
falò e dai fuochi che si fanno in Sicilia, Svizzera, Germania
e Francia.
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| Un rito analogo, che viene fatto coincidere col solstizio
d’estate, è rappresentato dai Fuochi di San Giovanni
che sono accesi sulle rive di corsi d’acqua in Norvegia e Finlandia;
anche in questo caso è osservato l’andamento delle faville
ed interpretato a seconda della direzione del vento. |
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PANEVIN: FALÒ IN VENETO |
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